mercoledì 29 settembre 2010

Cucina sana nelle mense scolastiche



Indirizzare i bambini a mangiar bene, capire quali sono le cattive abitudini alimentari dei ragazzi, i fabbisogni nutrizionali dell'infanzia e le cause dell'obesità, sempre più frequente. L'obiettivo è di formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con i cibi consumati ogni giorno. Cibi pronti come surgelati, precotti, liofilizzati pronti in tavola, ci assediano e ci siamo arresi, siamo la stirpe del presto e male. La finalità è proprio quella di cambiare le abitudini nutrizionali dei bambini, aumentando il consumo di frutta, verdura e legumi, servendosi degli istituti scolastici come ponte fra le strutture sanitarie e le famiglie. Per combattere l'obesità bisogna affrontare temi come la nutrizione, il gusto, la situazione sanitaria ed i disturbi alimentari in particolare la "questione peso" che è sempre più preoccupante tra i bambini della fascia "mediterranea" Va affrontato in modo articolato il problema: "Dagli anni 70 agli anni 80 c'è stata una forte spinta a cucinare di meno e a mangiare di più fuori casa: ci si è mossi verso un disequilibrio alimentare. Uno dei cambiamenti impercettibili è stato l'aumento delle confezioni e la corsa al cibo pronto e di grosse dimensioni. Al fast food, con poco denaro, si comprano pozioni di cibo che in un attimo fanno accumulare 300-400 calorie in più; la stessa logica è stata adottata per le mense scolastiche. La dieta mediterranea, invece, parte da uno "zoccolo" vegetale, improntato sull'olio d'oliva, che ne ha sempre connotato la qualità. E' da questo che bisogna ripartire per migliorare la qualità delle mense scolastiche, definendo un nuovo sistema valoriale per il cibo. Sarebbe importante che le scuole rivalutassero l'importanza dell'alimentazione attraverso percorsi gastronomici e fattorie didattiche, portando i ragazzi direttamente dal produttore, dando valore all'orto, alle stagioni, ai contadini". Bisogna insistere sul valore simbolico del cibo e su chi lo produce. Sarebbe importante per i ragazzi ascoltare la voce di chi produce e coltiva. Abbiamo la necessità che i ragazzi non si allontanino dalla loro terra ma, anzi, ne apprezzino l'energia vitale e la produttività: ciò può avvenire soltanto attraverso la parole del coltivatore diretto, dalla sua passione. Così il cibo diventa favola e recupera il suo senso simbolico più autentico: niente confezioni, niente "logica seriale". Al loro posto, un sano ritorno a "mettere le mani nel piatto", cioè scoprire che la bontà del cibo viene dal sapore della terra e non da formule chimiche e ingredienti di scarsa qualità". Il prodotto della tradizione è compatibile con la salute ed il benessere. Inoltre, solo recentemente si parla di sostenibilità alimentare unita alla sostenibilità etica: il cibo sano è anche un cibo prodotto senza lo sfruttamento del lavoro. "Siamo, dunque, quel che mangiamo, perciò dovremmo investire di più sulla qualità del nostro cibo perché, così facendo, investiamo di più anche sulla nostra salute.









STUDI DI SETTORE – ACCERTAMENTO INDUTTIVO



SCOSTAMENTO TRA LA PERCENTUALE DI RICARICO MEDIA DEL SETTORE E QUELLA RISULTANTE DAI DATI CONTABILI DICHIARATI DALL’IMPRESA.



SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE N. 19136 DEL 7 SETTEMBRE 2010.



Con la sentenza n. 19136 del 7 settembre 2010, la Corte di Cassazione ha stabilito il principio che, a fondare l’accertamento induttivo, non basta il semplice scostamento tra la percentuale di ricarico media del settore e quella risultante dai dati contabili dichiarati dall’impresa, con contabilità regolare, sottoposta a controllo. Occorre, infatti, che risulti qualche elemento ulteriore che possa giustificare la prevalenza del dato medio su quello dichiarato.



In particolare, circa il valore presuntivo degli studi di settore previsti dall’art. 62-bis del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, nella L. 29 ottobre 1993, n. 427, i giudici di legittimità, riprendendo un consolidato indirizzo giurisprudenziale, hanno chiarito che, “in presenza di scritture contabili formalmente corrette, non è sufficiente, ai fini dell’accertamento di un maggior reddito d’impresa, il solo rilievo dell’applicazione da parte del contribuente di una percentuale di ricarico diversa da quella mediamente riscontrata nel settore di appartenenza, posto che le medie di settore non costituiscono un ‘fatto noto’ …, ma soltanto il risultato di una estrapolazione statistica di una pluralità di dati disomogenei, risultando quindi inidonee, di per sé stesse, ad integrare gli estremi di una prova per presunzioni”.

Occorre, invece, che risulti “qualche elemento ulteriore - tra cui anche l’abnormità e l’irragionevolezza della difformità tra la percentuale di ricarico applicata dal contribuente e la media di settore - incidente sull’attendibilità complessiva della dichiarazione, ovverosia la concreta ricorrenza di circostanze gravi, precise e concordanti”.



Inoltre, i giudici di legittimità hanno considerato che l’impresa accertata attraversava un particolare momento della sua vita economica e gestionale, con specifici riflessi negativi sulla sua redditività anche in dipendenza della cessazione dell’attività; considerazione questa, di per sé idonea a giustificare uno scostamento pur anomalo dai parametri degli studi di settore.





INDICAZIONI ALLERGENI ALIMENTARI IN ETICHETTA



CIRCOLARE ESPLICATIVA 22 LUGLIO 2010, N. 5107



Nella Gazzetta Ufficiale n. 175 del 29 luglio 2010 è stata pubblicata la circolare esplicativa del Ministero dello Sviluppo Economico 22 luglio 2010 n. 5107 (All.1) relativa all’indicazioni degli allergeni alimentari in etichetta.



In tale contesto occorre innanzitutto ricordare che, in ambito comunitario, la materia degli allergeni alimentari è stata armonizzata dalla direttiva 2000/13/CE del Parlamento e del Consiglio del 20 marzo (Paragrafo 10, primo capoverso, dell’articolo 6 ).



Come noto l’allegato III bis della suddetta direttiva fornisce un elenco di allergeni o di ingredienti che contengono allergeni.



Nel caso in cui tali prodotti vengano utilizzati nella realizzazione di un prodotto alimentare e siano presenti nel prodotto finito, anche in altra forma, essi devono essere riportati in etichetta indicando il nome dell’ingrediente in questione.



Nel caso in cui la denominazione di vendita indichi essa stessa l’allergene non sarà invece necessario ripetere l’indicazione in etichetta.



La circolare in esame intende fornire un chiarimento alle disposizioni vigenti in materia, visti i numerosi interventi normativi che si sono succeduti nel corso degli anni e che hanno generato difficoltà interpretative e di comportamento negli operatori che commercializzano prodotti alimentari.



Il testo della circolare interviene, infatti, spiegando che la direttiva è stata recepita in Italia mediante il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109 e che la Commissione europea ha formulato osservazioni sull’indicazioni degli ingredienti allergenici in quanto il nostro quadro legislativo non è sufficientemente chiaro.



La circolare in esame intende quindi coordinare le disposizioni contenute negli articoli 5 comma 2-bis, e 7, comma 2-bis, del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, in quanto tra di loro incompatibili.



In particolare l’art 5 del decreto legislativo prevede che gli allergeni devono essere indicati negli ingredienti se non figurano nella denominazione di vendita del prodotto finito.



Al contrario l’art. 7 del decreto legislativo specifica che le esenzioni non si applicano in caso di allergeni, senza tuttavia richiamare l’unica eccezione alla regola generale, vale a dire il caso in cui la denominazione di vendita del prodotto indichi l’allergene.



Per evitare difficoltà interpretative la circolare citata in oggetto, ribadisce chiaramente che gli ingredienti elencati nell’allegato 2 sezione III del decreto legislativo 109/1992 o derivati da un ingrediente elencato in tale sezione (ossia gli allergeni), utilizzati nella fabbricazione di un prodotto finito e presenti anche se in forma modificata, devono essere indicati nell’elenco degli ingredienti se non figurano nella denominazione di vendita del prodotto finito.








martedì 14 settembre 2010

Maestri del commercio

Favellato Fernando






 
Maestri del commercio


Il lavoro nobilita l’uomo. Ogni attività lavorativa è un importante apporto alla crescita sociale, al progresso e all’evoluzione dell’umanità.






La Confcommercio è formata da tanti imprenditori e con altrettanti collaboratori che di generazione in generazione portano avanti la propria attività impegnandosi a qualificare il proprio lavoro evolvendosi e tramandando ai posteri le proprie conoscenze. Tutto ciò è importantissimo per la nostra società. In tal merito l’iniziativa “Aquile del commercio” organizzata dalla FENACOM Federazione nazionale anziani del commercio. è un momento di riflessione dedicato a tutti i lavoratori che si sono distinti nella loro attività contribuendo alla propria crescita, alla crescita dell’azienda e quindi dell’intero sistema lavoro.






L’importante iniziativa prevede l’assegnazione di medaglie a coloro che, avendo i requisiti, abbiano dedicato una parte della loro vita all’impegno nel lavoro e quindi alla crescita della propria attività. Con l’assegnazione delle aquile al merito si intende riconoscere l’importanza del ruolo attivo e prezioso da essi rivestito e la creazione di insostituibile occasioni di arricchimento e crescita sociale a coloro che hanno dedicato una vita al lavoro.






Il riconoscimento è riservato ai commercianti residenti in Italia che abbiano prestato almeno 25 anni di attività e 50 anni di età per essere insigniti delle onorificenze di Aquila d’Argento, Aquila d’Oro (40 anni), Aquila di Diamante (50 anni).
Maestri del commericio 2005

Favellato Fernando; Leonardo Albanese 







Maestra del Commercio (aquila d’argento) Carmela Razzino; Angelo Di Paolo ; Antonio Zampino Ugo Giovanni Di Bartolomeo ; Lucia Buonsenso ;  Lidia Spina Giuseppe Cellulare Vincenzo Socci Celestino Falcione ;  Maestro del commercio (aquila d’oro) Antonio DiLisio;  Fortunato Faccone ;  Giuseppina Iorio; Amelia Licurso Santina Alfieri Vittorio DiBrino; Pasquale Pancia Maria Migliore Maestro del commercio



domenica 12 settembre 2010

IL QUIRINALE E LE PIAZZE PIU’ BELLE



26 SETTEMBRE 2010


Partenza da Campobasso Vecchio Romagnoli alle ore 6.00 per Roma. Arrivo alle ore 9.30 circa, incontro con la guida e visita del Quirinale. Il Palazzo del Quirinale sorge sull'omonimo colle di Roma. È la residenza ufficiale del presidente della Repubblica Italiana ed uno dei simboli dello Stato italiano. Costruito a partire dal 1583, è uno dei più importanti palazzi della capitale sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista politico: alla sua costruzione e decorazione vi lavorarono insigni maestri dell'arte italiana come Pietro da Cortona, Domenico Fontana, Ferdinando Fuga, Carlo Maderno, Giovanni Paolo Pannini e Guido Reni. "Vorrei che vi sentiate qui come a casa vostra", ha detto il Presidente Napolitano incontrando in più occasioni i cittadini nel Palazzo: "Il Quirinale è la casa di tutti gli italiani".

Al termine visita della famosa Fontana di Trevi e pranzo in ristorante. Nel pomeriggio visita libera di Piazza di Spagna e di Piazza del Popolo. Passeggiata in queste magnifiche Piazze tra le più belle e conosciute di Roma. Piazza di Spagna è sicuramente la piazza più famosa di Roma, una delle più famose e visitate al mondo grazie anche al film “Vacanze romane” interpretato da Gregory Peck e Audrey Hepburn. Nota in passato come “Platea Trinitatis” per la presenza della Chiesa della Trinità dei Monti, fu rinominata in seguito Piazza di Spagna per la presenza dell’ambasciata spagnola (vincendo una sorta di rivalità con la Francia). Alle ore 17.30 partenza per il rientro a Campobasso previsto per le ore 22.00 circa.

Quota individuale di partecipazione € 55,00

La quota comprende: viaggio Campobasso – Roma a/r in pullman GT dotato di tutti i comfort; guida per visita del Quirinale; pranzo in ristorante compreso di bevande.

La quota non comprende: ingressi a Musei e Monumenti, mance, facchinaggi, gli extra di carattere personale e tutto quanto non espressamente menzionato nella voce “la quota comprende”.

Supplementi: ingresso al Quirinale € 5,00 a persona – per gli over 65 anni e gli ander 18 l’ingresso è gratuito.

Menù: antipasto misto – rigatoni alla matriciana – saltimbocca alla romana – insalata – tiramisù della casa – acqua e vino.

Per ulteriori informazioni e prenotazioni rivolgersi presso i nostri uffici al tel 0874 483194

Gold Age
L'età matura, in genere, si configura come l’età in cui ci s’interroga sulla propria vita, dicono gli esperti. Ci si chiede: com’è la mia vita? Com’è stata? Come vorrei che fosse? Tra queste e altre domande, però, c’è n’è una che è fondamentale ed è questa: la mia, è una “vita buona”? Il che presuppone una vita vissuta non solo in relazione con la propria famiglia o una cerchia di amici, ma in relazione con gli altri, a quella moltitudine di persone “senza volto”, che non conosciamo, e nei confronti dei quali siamo responsabili con le nostre azioni e le nostre scelte. Tutti i giorni. A questo tema de La Vita Buona è dedicata la nuova edizione di Gold Age, il Forum internazionale degli over 50, che si terrà al Palacongressi di Rimini dal 14 al 18 ottobre 2010. Giunto alla nona edizione, quest’ appuntamento si è affermato come luogo ideale di rappresentanza degli ultra cinquantenni, delle loro istanze e del ruolo di primo piano che svolgono per l’intera collettività in quanto forza sociale attiva e vitale e in continuo mutamento. In questa edizione Gold Age prosegue il suo cammino di riflessione e provocazione, sollecitando la generazione dei 50 e più a farsi promotrice di un messaggio di speranza per una società più equa e giusta contro l’individualismo imperante, il puro valore economico delle cose, il soggettivismo e l’egoismo che stanno invadendo tutti i settori della società civile. È proprio per queste ragioni che occorre recuperare l’importanza del tessuto e della coesione sociale e riconoscere che il sociale è importante almeno quanto l’economico, se non di più.







Contributi, tempi stretti per il pagamento dei debiti.


Dal 2011 il provvedimento sulla manovra economica rende più difficile la vita ai contribuenti morosi. La riscossione per il recupero di somme dovute all’Inps a qualsiasi titolo sarà effettuata mediante la notifica di un avviso di pagamento che diventa un titolo esecutivo. Sostituisce, quindi, la cartella esattoriale e conterrà l’intimazione a pagare entro 90 giorni. In caso di mancato pagamento scatterà la procedura dell’esecuzione forzata sui beni del debitore. Questi avrà, comunque, la possibilità di presentare ricorso amministrativo entro 90 giorni dalla notifica dell’avviso di pagamento. Se entro i 90 giorni successivi non riceverà dall’Inps alcuna comunicazione, il ricorso si intenderà accolto in quanto vale il principio del “silenzio assenso”.

martedì 7 settembre 2010

La carne nell’alimentazione preistorica


La carne nell’alimentazione preistorica

Cinque milioni di anni fa l’uomo primitivo abitava il suolo delle foreste ed era essenzialmente erbivoro. Iniziò presto ad avere dei problemi perché il suo apparato digestivo era rimasto simile a quello del cugino evolutivo che viveva su gli alberi ed aveva maggiore disponibilità di cibo. Troppo lento per diventare predatore, non attrezzato di denti ed artigli per strappare la carne delle carcasse, si avventurò nella savana e iniziò a nutrirsi anche di carogne.Quando il suo successore apparve, era già diverso. Testa più grossa e apparato masticatorio più potente, più piccoli i canini forse per l’uso non ancora dimostrato dei primi utensili. Forte dimorfismo sessuale prodotto dai ruoli di maschio e femmina già diversificati.Con pietre scheggiate le femmine ripulivano le carcasse di animali abbandonate da altri predatori carne magari spesso putrefatta che arricchiva una dieta ancora fortemente vegetariana.Per due milioni di anni cambiò poco, vita breve altissima mortalità infantile, durezza, però l’equilibrio sull’ambiente era stabilito.Poi due milioni di anni fa la rivoluzione le pietre appuntite e sagomante divennero lance e mazze in grado di uccidere.Il nostro antenato iniziò a praticare la caccia e la guerra ma mantenne mascelle e denti da erbivoro e si orientò verso una varietà di cibo, evidenziata tra l’altro dalla grande e nuova vascolarità del cervello, necessaria a dissipare il calore al cervello durante le strenuo cacce sotto il sole rovente.L’Homo abilis compariva da lì a poco e in soli 500.000 anni portò le dimensioni del cervello da 600 e 1.200 cc. Mentre l’altezza che era un metro si sviluppava fino al 180 cm.

È stato proprio l’homo sapiens, vissuto circa 800 mila anni fa, il primo essere vivente che ha trasformato l’atto del nutrirsi in un rito collettivo, dandogli significati culturali e religiosi.

Finisce l’epoca degli spuntini sporadici, vale a dire il cibo raccolto e consumato al momento, come fanno ancora oggi le scimmie. Iniziano a scandire anche i pasti in forma distanziati e più abbondante.

Per milioni di anni quindi l’uomo è stato quindi cacciatore, raccoglitore fino agli albori dell’agricoltura.La dieta preistorica consisteva in alimenti animali: carne, pesce, insetti, larve, e alimenti vegetali: bacche, radici, funghi, miele, forse anche qualche erba commestibile.L’uomo preistorico faceva molto uso di proteine animali, la quantità di carboidrati era nulla, fino a quando non divenne agricoltore, vi era nella sua alimentazione una notevole presenza di fibre.L’uomo preistorico nonostante che la mortalità infantile fosse altissima, che si morisse di malattia, di guerra, di incidenti aveva una struttura muscolosa, asciutta, esuberante.La malnutrizione e le carestie erano rare; in generale l’uomo cacciatore era molto ben nutrito a differenza dell’agricoltore che lo seguì.In particolare non esistevano le malattie metaboliche che sarebbero comparse solo con l’arrivo dell’agricoltura.Il Neandhertal era di struttura e potenza mai eguagliate; aveva ossa grosse e dense, con una dentatura che non conosceva la carie, il sistema immunitario era reso efficiente dall’abbondanza di proteine e zinco.Il cervello cresceva di dimensioni e la manualità raggiungeva quella che abbiamo noi ora.

E’ risaputo, però, che circa 11.000 anni fa cominciò in quell’area del vicino oriente, nota come la Mezzaluna Fertile, la più grande rivoluzione di tutti i tempi: la coltivazione e la domesticazione animale, a scopo alimentare, di piante selvatiche di vario tipo, fra le quali i cereali. Tale innovazione, conosciuta come la rivoluzione neolitica, ebbe conseguenze di portata enorme, sia sotto il profilo alimentare che demografico e sociale.

L’agricoltura e l’allevamento portarono la popolazione mondiale da 5 a 500 milioni di individui.



Si sviluppò una società più stabile rispetto alla società paleolitica precedente di cacciatori raccoglitori e nella quale poterono strutturarsi insediamenti umani permanenti con regole di convivenza civile.

Però i nostri antenati del paleolitico non mangiavano ne cerali né derivati del latte. Si nutrivano con molta carne, frutta, bacche e legumi. È secondo gli ultimi studi sulle loro ossa, stavano meglio di noi: non avevano ne carie né diabete né cancro.

Perché ? Secondo alcuni studiosi proprio grazie alla loro alimentazione.

La dieta umana è cambiata con l’introduzione, 11 mila anni fa, di agricoltura ed allevamento, che hanno portato cereali e latte. Ma secondo studi fatti dallo statunitense Bojd Eaton di Atlanta, non ci siamo ancora abituati ai nuovi cibi.

Il pane bianco e le patate alzerebbero troppo il tasso di zuccheri nel sangue, favorendo l’obesità.

I nostri avi mangiavano il doppio di carne di noi, anche se la carne cacciata era molto più magra di quella allevata di oggi che contiene il 25% invece del 4% di grassi.